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La nostra storia

Amsa gestisce i servizi di igiene urbana, raccolta e smaltimento dei rifiuti a Milano da oltre 100 anni.

Tutto cominciò nel 1910 quando il Comune di Milano, che tre anni prima aveva municipalizzato il servizio di pulizia delle strade, decise di individuare un unico luogo per il deposito dell’immondizia milanese.  Fu scelto un terreno nella località detta “delle Rottole”, non lontano dall’attuale Cascina Gobba, dove si trova ancora oggi il quartier generale di Amsa.

Nel 1929 nacque SPAI - Servizi Pubblici Anonima Italiana - l’azienda antenata di Amsa.

La raccolta veniva effettuata direttamente negli scantinati delle abitazioni, adibiti ad accogliere i rifiuti domestici. Gli operatori raccoglievano i rifiuti in una cesta - la gerla - che portavano sulle spalle e che successivamente svuotavano nell’unico mezzo disponibile: un carro con cassone trainato da un cavallo.

Già allora esisteva un servizio di cernita dei rifiuti che veniva effettuato dagli operatori della società sia meccanicamente sia a mano, direttamente nelle aree di stoccaggio. La qualità di questa “raccolta differenziata” era ad ogni modo molto buona: negli anni ’50 la raccolta di rifiuti della città di Milano si attestava a circa 240.000 tonnellate l’anno e si riuscivano a recuperare alcune decine di tipologie di materiali diversi.

Nel 1968 venne inaugurato in via Zama un forno di incenerimento dei rifiuti, il primo termovalorizzatore in Italia in grado di produrre energia da cedere alla rete elettrica.

Due anni dopo l’Azienda venne municipalizzata e denominata AMNU (Azienda Municipale Nettezza Urbana) e nel 1975 venne realizzato un secondo impianto di incenerimento in via Silla.

L’acronimo AMSA  - Azienda Municipale Servizi Ambientali - venne utilizzato a partire dal 1985.

Nel gennaio del 2008 Amsa è entrata a far parte del gruppo A2A, la multiutility nata dalla fusione tra AEM e ASM, le due aziende storiche di Milano e di Brescia.

Oggi la raccolta di rifiuti della città di Milano si attesta a circa 670.000 tonnellate ’anno di cui circa il 45% raccolte in modo differenziato.

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