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Milano, 2 dicembre 2010 - Le concentrazioni di nanopolveri nelle emissioni dalle ciminiere dei termovalorizzatori sono comparabili con quelle nell’aria ambiente, se non più basse, e ben 100 volte inferiori a quelle dei fumi di scarico delle caldaie a pellet di legna o a gasolio e dei caminetti chiusi.

A questa conclusione è giunto lo studio Emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti di combustione commissionato da Federambiente al LEAP - Laboratorio energia e ambiente di Piacenza - e coordinato dai professori del Politecnico di Milano Stefano Cernuschi, Stefano Consonni e Michele Giugliano.

Realizzato nel corso di tre anni, lo studio ha analizzato criticamente le conoscenze scientifiche oggi disponibili sulla formazione di polveri in impianti di combustione fissi (caldaie per riscaldamento domestico e termovalorizzatori) e mobili (motori a benzina e Diesel), le emissioni che ne derivano, i meccanismi d’azione e i potenziali effetti sulla salute umana. Un'accurata indagine "sul campo" ha poi consentito di misurare e valutare la presenza della frazione ultrafine e delle nanopolveri nelle emissioni, l'efficienza dei filtri depolvoratori e la composizione chimica delle microscopiche particelle.

Il rapporto conclusivo dello studio, il primo del genere a livello scientifico in Europa, è stato presentato questa mattina a Milano, nel corso di un convegno tenutosi al Museo della Scienza e della Tecnologia, dai tre coordinatori che ne hanno illustrato i principali contenuti, alla presenza dei vertici di Federambiente e delle maggiori aziende di servizi ambientali operanti in Italia.

“I rifiuti sono una risorsa e il nostro consolidato sistema integrato di gestione dei servizi ambientali ci permette di utilizzarli al meglio. La raccolta differenziata in città raggiunge livelli di eccellenza, specialmente per la qualità espressa, e la termovalorizzazione risulta essere lo strumento ideale per valorizzare la frazione non riciclabile”, ha dichiarato il Presidente di Amsa Sergio Galimberti.

“Lo studio – ha aggiunto Galimberti – condotto dai professori del Politecnico nell’arco di tre anni, il primo in Europa, ha il pregio di certificare che le concentrazioni di polveri fini e ultrafini dei termovalorizzatori sono collocate sugli stessi livelli, e a volte inferiori, dell’aria ambiente. Valori da cento a oltre mille volte inferiori alle emissioni generate da centrali termiche alimentate a legna o a gasolio. L’energia elettrica e termica del nostro impianto Silla2 è energia pulita”.

Tra i risultati, ottenuti in anni di lavoro che hanno visto anche la sperimentazione di tecnologie create ad hoc, c’è anche la misurazione della capacità di cattura delle poveri ultrasottili da parte dei sistemi di filtrazione e ritenuta di particelle dei termovalorizzatori all’avanguardia, come l’impianto di Milano, Silla2. Il risultato certifica l’altissima capacità di trattenimento dei filtri utilizzati e la ridotta presenza di polveri fini all’atto dell’emissione.

"Questo convegno – ha detto l’assessore al Territorio con delega ai rifiuti della Regione Lombardia, Daniele Belotti – ha il merito di offrire un contributo informativo importante riguardo a un tema, quello delle emissioni dei termovalorizzatori, riguardo al quale troppo spesso vengono fatte strumentalizzazioni. Per quanto ci riguarda, il concetto fondamentale su cui si deve basare una corretta politica di gestione dei rifiuti è che ogni regione dev'essere responsabile per ciò che produce e pertanto deve mettersi nelle condizioni di poter smaltire in modo autosufficiente i propri rifiuti. Un traguardo per raggiungere il quale sono indispensabili la collaborazione e il senso civico di tutti: non si può sempre voler smaltire l’immondizia lontano da casa propria. Nella nostra regione, e siamo fieri di poterlo affermare, siamo ormai vicini a questo traguardo e intendiamo proseguire in questa direzione. Meglio – ha concluso l’assessore –, come ci dimostrano gli studi presentati oggi, un impianto all’avanguardia e sotto controllo, con emissioni inquinanti contenute, che lasciare spazio a imprese spregiudicate, magari legate alla criminalità organizzata, che attraverso il business dei rifiuti cercano guadagni facili a scapito dell’ambiente e della salute dei cittadini".

 

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